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Le enormi potenzialità del carbone agricolo (biochar) prodotto dalle biomasse
10/11/2011
Riciclo & Riutilizzo
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  Locazione: Nel mondo
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Biochar da biomasse per la produzione di energia. Che cos’è il biochar? Il biochar o carbone vegetale (denominato anche carbone agricolo) è prodotto dalla combustione non completa di parti vegetali. Questo processo di combustione incompleta è detta carbonificazione di biomasse e l’interramento nei suoli agricoli rappresenta di fatto una tecnica per la gestione dei residui vegetali piuttosto che bruciali (con immediata emissione di grosse quantità di CO2), interrarli e compostarli.

La produzione di biochar è ormai universalmente considerata una tecnica formidabile, efficiente ed estremamente sostenibile per immagazzinare e stoccare permanentemente grosse quantità di anidride carbonica rendendo al contempo un beneficio enorme per il suolo agricolo utilizzato per le coltivazioni.

Infatti l’impiego del biochar comporta un apporto significativo di nutrienti al suolo, una minore lisciviazione (ovvero la separazione delle parti solubili contenute nel terreno solido mediante solventi) ed un miglioramento significativo della fertilità biologica, consentendo un minor impiego di concimi chimici, con minori spese per gli agricoltori e minor impatto sull’ambiente, minor consumo di risorse ed energia.

Una maggior fertilità si traduce in una maggior efficienza fotosintetica, in un maggior sviluppo della biomassa e quindi in un maggior sequestro di carbonio e, se la biomassa viene infine utilizzata per produrre biochar, il ciclo si autoalimenta.

L’impiego di biochar si presta alla perfezione per le colture biologiche che per definizione utilizzano metodi fondanti sulla sostenibilità ambientale ma che si basano attualmente per la quasi totalità sull’utilizzo del compost la cui produzione rilascia una notevole quantità di anidride carbonica in atmosfera.

Un’ulteriore proprietà del carbone vegetale è quello di adsorbire e trattenere inquinanti persistenti e cancerogeni con la conseguente potenzialità di utilizzare il biochar quale prodotto per interventi di ripristino ambientale.

Per la broduzione del biochar è necessario utilizzare processi controllati che consentano di trasformare le biomasse con un elevato grado di rendimento. Il processo è esotermico, cioè dopo l’apporto di calore iniziale si autosostiene e porta alla formazione di quantità minime anidride carbonica. A differenza dei sistemi a combustione la pirolisi (combustione in assenza di ossigeno) valorizza la biomassa riducendo drasticamente le emissioni di particolato sottile, sequestrando carbonio nel biochar e quindi riducendo la concentrazione di gas serra in atmosfera. Rispetto alla combustione il processo permette, inoltre, di sviluppare dalla biomassa temperature molto più elevate, migliorando notevolmente il potenziale di efficienza energetica.


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Le enormi potenzialità del carbone agricolo (biochar) prodotto dalle biomasse
 
posted on 10/11/2011 at 14:41


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Come ha scritto James Lovelock recentemente.. l’opzione del biochar è "l’unica sostenibile per ridurre la concentrazione atmosferica di CO2. Se tutti gli agricoltori trasformassero i loro residui in biochar per poi incorporarlo al suolo, si potrebbero sequestrare grandi quantità di CO2". In Italia se ne occupa l’ITABI (Italian Biochar Initiative) che è coordinata dall’Ibimet-Cnr di Firenze.

Altro che politiche monetarie e fondo salva stati!!!! Dobbiamo salvare il pianeta da noi stessi.
 
Eccolo qua: il biochar, ovvero la carbonella: interrarlo è l’azione esattamente contraria rispetto all’estrazione di carbone per bruciarlo nelle centrali termoelettriche.
Interrare carbonella, come giustamente sostiene Lovelock, sarebbe un bene da vari punti di vista, ma dal lato dell’immissione di CO2 in atmosfera si tratta di uno sforzo sproporzionato rispetto agli consumi di carbone a scopi energetici. Pensate che la sola centrale Enel di Fusina (VE) brucia ogni anno oltre due milioni di tonnellate di carbone... ed è UNA centrale sola! Vi immaginate lo sforzo per sotterrare varie centinaia di milioni di tonnellate di carbonella all’anno in Europa? E’ come stare sul Titanic con un secchiello!
Lovelock e altri ecologisti hanno lasciato Greenpeace proprio perché l’intestardirsi di quest’ultima contro il nucleare ha avuto e sta avendo come principale effetto il maggior consumo di combustibili fossili e quindi l’aumento di immissioni di CO2 in atmosfera con conseguenze climatiche di proporzioni infinitamente peggiori di quelle degli (evitabili) incidenti nucleari.
Qui Greenpeace protesta giustamente contro la conversione a carbone di Porto Tolle
http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2011/07/21/porto-tolle-blitz-anti-carbone-di-greenpeace-ma-i-dipendenti-enel-protestano/
e qui ci sono i dati (non aggiornatissimi) su Fusina
http://www.arpa.veneto.it/spi/docs/10_ENEL_Fusina.pdf
a cui Enel per fare bella figura e recuperare dell’idrogeno, (prodotto di scarto delle vicine inquinanti lavorazioni di plastiche PVC) ha affiancato una centrale ad idrogeno ampiamente pubblicizzata, anche con bugie. Un esempio? Ecco: http://www.enel.com/it-IT/media/news/fusina_rossi/index.aspx
Notate: "una volta prodotto, è un combustibile tra i più ecologici". Già, ma bisogna produrlo, cioè non è una fonte di energia, ma un vettore!
E poco dopo: " la comunità scientifica internazionale indica [l’idrogeno] come una delle opzioni strategiche su cui puntare per soddisfare in modo sostenibile la crescente domanda di energia". Ecco, vorrei conoscere qualcuno degli esponenti della "comunità scientifica internazionale" che sostiene questa corbelleria. E sia chiaro, Rifkin è un economista, non uno scienziato.
L’idrogeno non si trova libero in natura e per poterlo ottenere in forma libera bisogna spendere più energia di quanta si possa poi recuperare dal suo utilizzo, che sia ricombinato in cella a combustibile o, ancor peggio, bruciato in una centrale termoelettrica come quella Enel.
Infine, tornando al carbonio, "la cattura e il sequestro geologico della CO2" che viene propinata ad ogni occasione dalle industrie è un’altra mistificazione colossale. I volumi di CO2 prodotta sono enormi e anche dopo milioni di anni dalla chiusura i serbatoi sotterranei sarebbero ancora pieni di CO2 pronta a sfuggire e provocare migliaia di morti per asfissia. Non è chiaro perché questo crei meno preoccupazioni rispetto a qualche metro cubo di scorie solide...
http://oggiscienza.wordpress.com/2011/08/01/nucleare-i-due-volti-dellasia/
 
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