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Salviamo il tonno dal rischio estinzione: stop alla pesca selvaggia
15/10/2010
Azioni per Salvare il Pianeta
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  Locazione: Mari di tutto il mondo
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Voglio dare il massimo risalto ad un importantissimo rapporto di Greenpeace che ritengo molto importante per una presa di consapevolezza profonda su un tema, quello della pesca indiscriminata di tonno, che non ha praticamente nessun eco sulla stampa nazionale ed internazionale. Leggete con attenzione!

Da www.greenpeace.it: Oltre due metri di lunghezza, 700 chili di peso, veloce e scattante come un cavallo, il tonno è uno dei re del mare. Come noi è a sangue caldo e la capacità di regolare la temperatura del suo corpo gli permette di migrare attraverso gli oceani, nuotando migliaia di chilometri ogni anno e sopravvivendo in condizioni ambientali molto diverse. Il tonno, però, non riuscirà a sopravvivere alla pesca industrializzata che sta minacciando gravemente il suo regno.

Il tonno rosso ha avuto a lungo un importante ruolo nell’economia e nella vita dei popoli del Mediterraneo. Nell’antica Roma, la pesca e la salatura del tonno erano due delle attività più importanti, ma oggi la pesca industrializzata, finalizzata all’esportazione in Giappone, sta mettendo in pericolo il futuro della specie e quello di centinaia di pescatori.

Il mar Mediterraneo è fondamentale per la sopravvivenza del tonno rosso che, ogni anno, viene a riprodursi nelle sue tiepide acque. E ogni anno una flotta sempre più grande di pescherecci di dimensioni sempre maggiori, va all’assalto dei tonni in questa fase importante e vulnerabile del loro ciclo di vita. Queste imbarcazioni usano reti conosciute come tonnare volanti, grandi abbastanza da circondare un intero banco.
Come se catturare i pesci nella loro zona di fecondazione non fosse già una pazzia, le flotte pescano più del consentito ed aumentano così i pesci che vengono catturati troppo giovani. Il tonno rosso arriva alla maturità tra i 5 e gli 8 anni, ma gran parte degli esemplari catturati non ha avuto alcuna
possibilità di riprodursi.

Negli ultimi anni, la nuova minaccia per i tonni rossi è costituita dall’ allevamento dei tonni, un’attività che unisce agli impatti dannosi dell’acquacoltura quelli di una pesca mal gestita. La produzione da allevamento del tonno supera le 51.000 tonnellate/anno, quasi il 60% oltre la quota annua di cattura ammessa. Per allevare questi pesci bisogna prima catturare degli esemplari giovani che sono poi trasferiti in gabbie. I tonni vengono così messi “all’ingrasso” usando un mangime prodotto a partire da
pesci più piccoli. Per produrre un chilo di tonno si utilizzano fino a venti chili di mangime, innescando un processo che porta ad un ulteriore sovrasfruttamento delle risorse ittiche. La quantità necessaria per alimentare i tonni d’allevamento è così grande che c’è bisogno di importare pesce pescato in altri mari, con il rischio di introdurre nel Mediterraneo malattie contagiose che, come già successo altrove, potrebbero decimare le popolazioni ittiche locali.

E’ triste constatare che sia l’aumento dello sforzo di pesca che quello dell’ingrasso del tonno sono stati finanziati dall’UE con sussidi che negli ultimi 10 anni hanno superato i 28 milioni di euro.
Le popolazioni di tonno nell’Atlantico e nel Mediterraneo dovrebbero essere gestite da un’organizzazione internazionale, la Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (Iccat) cui aderiscono 41 Paesi, compresa l’Italia, più l’Ue.

L’ultimo studio scientifico sul tonno rosso è stato effettuato nel 2002, ma i dati erano così pochi e incerti che gli scienziati non hanno potuto elaborare una stima adeguata, valutando che esistono “grandi quantità di pesce di piccola taglia, catturato ma non dichiarato” e che negli ultimi anni, soprattutto dal 1998, le catture dichiarate sono sempre più sottostimate. Secondo gli scienziati, i livelli attuali di pesca non sono sostenibili nel lungo termine, ma a dispetto di questi avvertimenti l’Iccat non è riuscita ad intervenire per salvare il tonno rosso. Per la popolazione dell’Est Atlantico, che include il mar Mediterraneo, la quota consentita è di 32.000 tonnellate, cioè il 23 per cento in più del livello massimo di pesca oltre il quale la popolazione declina e ben oltre il livello che consentirebbe la sua ripresa. Un rapporto di Greenpeace, inoltre, dimostra che le catture superano la quota
annua di oltre 12.000 tonnellate, cioè del 37%.

Il 2006 è un anno vitale per il recupero o il collasso della popolazione dei tonni nel Mediterraneo: è giunto il momento che l’Iccat adotti misure forti per proteggere questa risorsa. Oltre a diminuire la pesca, è necessario prendere con urgenza una serie di misure di tutela adeguate.

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Nature, il 90 per cento di tutti i grandi pesci marini, inclusi i tonni, sono già stati pescati. E’ urgente proteggere i tonni nelle loro zone di riproduzione, come le Isole Baleari, e dare a questi grandi pesci la possibilità di riprodursi. Per questo Greenpeace si batte per l’istituzione di una rete globale di riserve marine che tuteli il 40 per cento dei mari del Pianeta, incluso il Mediterraneo.

Inoltre, è necessario che a bordo dei pescherecci siano presenti osservatori indipendenti per garantire che i pesci più piccoli non vengano pescati e che non si peschi di più di quanto consentito. L’esperienza dimostra che, in assenza di una gestione indipendente, la pesca industriale non rispetta le regole. Infine, l’espansione dell’attività di ingrasso dei tonni deve essere fermata fino a quando la popolazione non si riprenda e la pesca venga correttamente gestita. Non si può barattare la sopravvivenza dei tonni e il futuro della pesca con un guadagno a breve termine.


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Salviamo il tonno dal rischio estinzione: stop alla pesca selvaggia
 
posted on 10/15/2010 at 12:31


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Per chi proprio non sà resistere al gusto del tonno consiglio di sostituirlo con lo sgombro.. altrettanto buono e gustoso!
 
 
 
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